Il cuore caraibico di New Orleans (Stati Uniti)

New OrleansInebriante convergenza di orgoglio europeo e allegria da terzo mondo, New Orleans viene spesso descritta come la più settentrionale delle città caraibiche. Camion dell’immondizia sovraccarichi sostano di fianco a eleganti edifici, squisite prelibatezze solleticano il palato mentre cumuli di rifiuti per strada offendono la vista.

Mai avere fretta a New Orleans: in qualsiasi momento potrebbe capitarvi di iniziare una conversazione senza capo né coda con un perfetto sconosciuto.

New Orleans: KatrinaNell’agosto del 2005, quando l’uragano Katrina si abbattè sulla città, ne mise a nudo gli strati meno conosciuti, e gli abitanti dovettero lottare strenuamente per la loro sopravvivenza. Tuttavia, anche dopo questa tragedia il motto non ufficiale e la diffusa disposizione d’animo resta Laissez les bons temps rouler (pressappoco “godetevi la vita”). Gli abitanti di New Orleans hanno avviato il processo di ricostruzione e, anche se la popolazione della città è stata dimezzata dalla diaspora seguita all’uragano, le zone lungo il fiume, quelle più frequentate dai visitatori, sono tornate come un tempo e sono di nuovo pervase dall’inconfondibile joie de vivre della città.

New OrleansNew Orleans ha una fierezza vecchio stile che conferisce una certa dignità ad attività altrimenti dissolute. I più festaioli gettano collane di perline da balconi di ferro in segno di apprezzamento per qualche affascinante straniero o straniera che passa nella strada sottostante. Le note incredibilmente dolci del jazz tradizionale e moderno, delle brass band, del R&B e blues giungono da angoli inattesi, tanto che ballare sembra essere un impulso irresistibile e non una scelta. I seducenti aromi dei ristoranti raccontano di una storia pervasa di influenze culturali africane, spagnole, francesi, italiane e caraibiche.

New Orleans: la cucinaNew Orleans è una città magnifica da visitare a piedi: il suo fulcro è costituito dal suggestivo French Quarter e dai vicini faubourg (in origine, “sobborghi”). Malgrado la reputazione di città dissoluta, è proprio nei momenti in cui la frenesia si placa -il tardo pomeriggio, quando tutti sono in albergo a prepararsi per la serata, e il mattino presto, quando la luce si diffonde sulla città e le squadre di netturbini si mettono al lavoro per ripulire le strade dai resti della nottata di baldoria- che New Orleans svela il suo fascino più sottile.

Uluṟu (Australia): salire o non salire?

UluruUluruMolti visitatori considerano l’ascensione dell’Uluṟu (Ayers Rock) il momento saliente (persino una sorta di rito di passaggio)  del loro viaggio nel Red Centre australiano. Ma per i proprietari tradizionali di questa zona, gli Anangu, Uluṟu è un luogo sacro.

Uluru: We don't climbIl sentiero che risale il versante del Rock fa parte del percorso intrapreso dagli antenati Mala al loro arrivo a Uluṟu e possiede un grande significato spirituale:  secondo la loro tradizione non dovrebbe essere calpestato da orme umane. Arrivati a Uluṟu un cartello affisso dagli Anangu che recita: “Noi non saliamo” con la richiesta implicita che neanche i turisti lo facciano.

Uluru e AnanguGli Anangu sono i custodi di Uluṟu e hanno la responsabilità della sicurezza dei viaggiatori. Qualunque incidente, anche mortale, possa capitare (e ne capitano: basta dare un’occhiata alle targhe commemorative alla base della montagna) è fonte di angoscia e tristezza per loro.

Salita sull'UluruPer gli stessi motivi di sicurezza pubblica, Parks Australia preferisce (anche se in modo non ufficiale) che la gente non salga. Si tratta di una salita ripida che mette duramente alla prova, e non va presa alla leggera; ogni anno vengono affrontati alti costi per il recupero in elicottero di viaggiatori bloccati da un attacco cardiaco. Inoltre, Parks Australia deve costantemente monitorare la salita e chiuderne l’accesso nei giorni in cui si prevede che la temperatura raggiunga i 36°C o in caso di forti venti.

UluruPerciò se gli Anangu non vogliono che le persone salgano e Parks Australia preferirebbe che l’accesso venisse chiuso, c’è da chiedersi perché rimanga ancora aperto. La risposta è per il turismo. L’industria del turismo ritiene che il numero dei visitatori subirebbe un significativo crollo (almeno all’inizio) se l’accesso venisse chiuso, soprattutto per i visitatori che arrivano dall’altra parte dell’oceano pensando che a Uluṟu non ci sia nient’altro da fare.

Salita sull'UluruIl dibattito si è riacceso negli ultimi anni e molti credono che il sentiero verrà alla fine bloccato forse a breve. Fino a quel momento, rimane una decisione personale e una questione di rispetto. Prima di decidere, visitate il Cultural Centre e fate un’escursione con una guida Anangu: potreste cambiare idea!

Marocco, la cultura del caffè

Un caffè di MarrakechOgni villaggio marocchino ha almeno un caffè, mentre le città marocchine sembrano avere più caffè che abitanti.

Ispirati ai grand café francesi, i caffè sono i luoghi dove gli uomini iniziano e concludono la giornata, leggono il giornale, sorseggiano un café au lait o un café normal, fanno uno spuntino con paste squisite e fumano.

Il caffè in MaroccoNelle città più grandi oggi sono sempre di più i caffè che accolgono anche le donne, così come sta diventando sempre meno straordinario vedere delle donne da sole o che fumano.

Quando vi recate in un caffè con amici marocchini di entrambi i sessi, ricordatevi di non tirare fuori il portafoglio. È dovere dell’anfitrione pagare per i propri ospiti e alcuni marocchini insisteranno che, anche se siete stati voi a invitarli, siete comunque loro ospiti. Sarebbe scortese insistere a voler pagare e ancora più scortese cercare di far scivolare di soppiatto il denaro in mano al cameriere. Il caffè costa poco: è meglio sorridere e dire “shukran” (grazie)!

Birra Flag SpécialePoiché l’alcol è proibito dall’Islam, lo si beve di nascosto. Ciò detto, le città pullulano di bar e non si deve fare altro che cercare il logo della birra Flag Spéciale o Stork al di sopra di una porta senza vetri.

Questi bar piuttosto squallidi sono frequentati solo da uomini e qualsiasi donna vi si trovi dentro è quasi certamente una prostituta.

Buona parte degli alberghi possiede bar gradevoli dove possono bere alcolici sia gli stranieri che i marocchini.

Nelle città gli alcolici si trovano nei supermercati e nei negozi più piccoli.

I bagni termali di Budapest (Ungheria): istruzioni per l’uso

Bagni GellértBudapest si trova sulla faglia tettonica che separa le colline di Buda dalla Grande Pianura dove sorge Pest; ogni giorno 3000 metri cubi  d’acqua minerale da tiepida a molto calda (da 21 a 76° C) sgorgano dalle oltre 100 sorgenti termali presenti sul suo territorio. Ciò fa della città un centro termale di grande importanza, tanto che fare il bagno in uno dei suoi numerosi stabilimenti o complessi con piscine è considerato un’esperienza squisitamente locale.

Bagni KirályI bagni termali non dispongono solo di piscine con acqua a diverse temperature per fare il bagno, ma anche di saune e di bagni a vapore dove potrete sudare le proverbiali sette camicie e, nei centri più grandi, le offerte di massaggi e di trattamenti per il corpo si pongono sullo stesso livello di quelli proposti da qualsiasi struttura analoga dell’Europa occidentale.

Bagni RácSebbene i prezzi si differenzino notevolmente, in linea generale per entrare in un complesso termale si deve acquistare un biglietto valido per almeno quattro ore (da 1400 a 3000 Fiorini ungheresi). Gli scivoli, i parchi acquatici e le altre “piscine avventurose” devono essere pagati a parte; nella maggior parte dei casi, dopo le 16 l’ingresso costa di meno.

Bagni RudasNel prezzo è compreso anche il deposito degli abiti, di solito in appositi armadietti. I centri più recenti e innovativi forniscono ai loro clienti tessere magnetiche od orologi elettronici resistenti all’acqua che permettono di accedere ai diversi servizi, aprono la cabina assegnata, registrano le bibite che si ordinano al bar e al momento dell’uscita segnalano all’addetto se dovete pagare qualche supplemento (per esempio per essere rimasti più a lungo o per essere entrati nella zona degli scivoli) o se avete diritto a un rimborso (per esempio per essere rimasti meno del previsto).

Bagni SzéchenyiNei centri più tradizionali si cerca invece un armadietto, ci si cambia nelle vicinanze e si chiama l’impiegato, che chiuderà la porta e vi darà un cartellino numerato. Tenete presente che, per evitare furti, il numero del cartellino non è sempre lo stesso di quello dell’armadietto.

Nei bagni termali di minori dimensioni gli impiegati non sono sempre in grado di esprimersi in inglese, tuttavia con un sorriso, un accenno ai vestiti e una scrollata di spalle non farete troppa fatica a trovare qualcuno capace di aiutarvi a capire il sistema.

Non dimenticate di portarvi dietro l’asciugamano!