I bagni termali di Budapest (Ungheria): istruzioni per l’uso

Bagni GellértBudapest si trova sulla faglia tettonica che separa le colline di Buda dalla Grande Pianura dove sorge Pest; ogni giorno 3000 metri cubi  d’acqua minerale da tiepida a molto calda (da 21 a 76° C) sgorgano dalle oltre 100 sorgenti termali presenti sul suo territorio. Ciò fa della città un centro termale di grande importanza, tanto che fare il bagno in uno dei suoi numerosi stabilimenti o complessi con piscine è considerato un’esperienza squisitamente locale.

Bagni KirályI bagni termali non dispongono solo di piscine con acqua a diverse temperature per fare il bagno, ma anche di saune e di bagni a vapore dove potrete sudare le proverbiali sette camicie e, nei centri più grandi, le offerte di massaggi e di trattamenti per il corpo si pongono sullo stesso livello di quelli proposti da qualsiasi struttura analoga dell’Europa occidentale.

Bagni RácSebbene i prezzi si differenzino notevolmente, in linea generale per entrare in un complesso termale si deve acquistare un biglietto valido per almeno quattro ore (da 1400 a 3000 Fiorini ungheresi). Gli scivoli, i parchi acquatici e le altre “piscine avventurose” devono essere pagati a parte; nella maggior parte dei casi, dopo le 16 l’ingresso costa di meno.

Bagni RudasNel prezzo è compreso anche il deposito degli abiti, di solito in appositi armadietti. I centri più recenti e innovativi forniscono ai loro clienti tessere magnetiche od orologi elettronici resistenti all’acqua che permettono di accedere ai diversi servizi, aprono la cabina assegnata, registrano le bibite che si ordinano al bar e al momento dell’uscita segnalano all’addetto se dovete pagare qualche supplemento (per esempio per essere rimasti più a lungo o per essere entrati nella zona degli scivoli) o se avete diritto a un rimborso (per esempio per essere rimasti meno del previsto).

Bagni SzéchenyiNei centri più tradizionali si cerca invece un armadietto, ci si cambia nelle vicinanze e si chiama l’impiegato, che chiuderà la porta e vi darà un cartellino numerato. Tenete presente che, per evitare furti, il numero del cartellino non è sempre lo stesso di quello dell’armadietto.

Nei bagni termali di minori dimensioni gli impiegati non sono sempre in grado di esprimersi in inglese, tuttavia con un sorriso, un accenno ai vestiti e una scrollata di spalle non farete troppa fatica a trovare qualcuno capace di aiutarvi a capire il sistema.

Non dimenticate di portarvi dietro l’asciugamano!

New York: istruzioni per l’uso

1) Chiamate un taxi solo se la luce sul tetto è accesa. Osservate attentamente, però: se è accesa quella di mezzo, il taxi è libero; se sono accese solo quelle laterali, il taxi è fuori servizio.

Taxi a New York

2) Non dovete aspettare per forza il semaforo verde per i pedoni: attraversate quando il traffico lo consente.

Semafori di New York

3) Mentre vi destreggiate tra i pedoni sul marciapiede immaginate di essere un veicolo: non fermatevi senza preavviso, seguite la velocità della folla intorno a voi e mettetevi da parte se volete aprire la cartina o l’ombrello. La maggior parte dei newyorchesi rispetta lo spazio personale, ma vi finirà addosso -senza chiedervi scusa- se intralciate il cammino.

Marciapiedi di Manhattan

4) Quando arriva il treno della metropolitana, aspettate che i passeggeri scendano, poi salite con sufficiente aggressività da impedire che chiudano le porte proprio davanti a voi.

Metropolitana di New York

5) A New York la coda si fa “on line” e non “in line”: qui si usa dire così!

"In line" a New York

6) Secondo la pronuncia newyorchese Houston Street si dice “Hau-sten”, non “Hju-sten”.

Houston Street

Polinesia Francese: verso le Marchesi sull’Aranui

Aranui 3Il modo classico per esplorare le Marchesi è a bordo dell’Aranui 3 (“’grande strada”), una nave adibita al trasporto di merci e passeggeri che effettua 17 traversate all’anno con partenza da Pape’ete (Tahiti) facendo scalo alle Isole Tuamotu.

 

Aranui 3: itinerarioL’itinerario tocca Fakarava, Nuku Hiva, Ua Pou, Hiva Oa, Fatu Hiva, Tahuata, Ua Huka e Rangiroa.
Nuku HivaIl trasporto delle merci è tuttora lo scopo principale di questo servizio (quello dei passeggeri è di secondaria importanza), ma proprio in questo consiste il divertimento di questo viaggio.

La nave è confortevole (c’è perfino una piccola piscina), la cucina è buona e ai pasti viene servito anche il vino.

Hiva OaÈ possibile salire a bordo anche a Nuku Hiva e partecipare solo alla crociera di otto giorni alle Marchesi.

In ogni scalo vengono organizzate escursioni a terra per i passeggeri (incluse nelle tariffe) mentre i marinai effettuano il carico-scarico delle merci.

Ua HukaSe viaggiate in economia, potete tentare di viaggiare sul ponte insieme agli abitanti delle isole, anche se l’Aranui cerca di scoraggiare questa abitudine.

Per fare il viaggio in luglio, agosto e dicembre è necessario prenotare alcuni mesi prima.

La cucina peruviana

Chupe de camaronesLa cucina peruviana è il risultato di una strana quanto curiosa evoluzione di piatti e culture diverse.

Dapprima esisteva la cucina inca che comprendeva piatti tipici andini e della costa, derivanti da culture antichissime che Cuzco aveva assoggettato.

In seguito giunsero gli spagnoli, con la loro cucina europea, quindi i cinesi e i giapponesi che portarono elementi di tradizione orientale.

Patate peruvianeNel XV secolo, l’impero inca già possedeva un sistema agricolo ingegnoso che utilizzava le andenes (terrazzamenti) e le irrigazioni per le coltivazioni nelle impervie zone andine e nelle valli aride della costa. Si coltivava principalmente la patata, elemento base per le zuppe e la pachamanca (piatto composto da tipi differenti di carne e verdure cotte con pietre calde dentro a una fossa coperta di terra).

ChuñoLe patate poste a seccare al sole ed esposte all’umidità della notte, costituivano invece il chuño, alimento che poteva essere conservato a lungo e utilizzato nei periodi di carestia.

Gli spagnoli portarono con loro nuove specie di animali e di piante, rendendo più ricche le varie pietanze. Il connubio spagnolo-inca diede origine a una nuova e ancor viva cultura, così come a un nuovo tipo di cucina, la creola.

Seco de cabrito trujillanoCarni di capra, pollo, bovino e agnello, introdotte dagli europei si aggiunsero a quelle dei lama, degli alpaca e del cuy (porcellino d’india), della lepre andina e di varie specie di uccelli. I prodotti caseari si sommarono alle salse indigene a base di ají, il peperoncino piccante. Il riso, il frumento e l’orzo divennero di uso comune assieme alle olive, all’olio e all’aceto, a verdure e frutta fino allora sconosciute, come l’uva, da cui i peruviani impararono a ricavare il vino, alle spezie e ai diversi condimenti.

Sopa CriollaGlI spagnoli introdussero nuove tecniche di cottura e fecero conoscere ai peruviani l’utilizzo del forno. La nuova cucina divenne così la sintesi di ingredienti e tecniche tradizionali di due continenti.

Il Centro Internacional de la Papa (Centro Internazionale della Patata) di Lima segnala che gli inca coltivavano più di mille varietà di questo tubero. Gli spagnoli portarono in Europa questo prezioso alimento nel XVI secolo e in poco tempo la patata divenne un elemento fondamentale nella dieta europea, tanto da dimenticarne la provenienza.

Quinua a la jardineraAltro alimento molto importante nella dieta andina preispanica era la quinua. Pianta erbacea comunemente definita cereale (fa parte delle chenopodiacee) dai chicchi piccoli e bianchi, considerata sacra dagli inca, era chiamata “il grano madre” e oggi sta conquistando il meritato successo nei mercati internazionali.

In seguito, la cucina peruviana si arricchì ulteriormente di elementi d’origine moresca e francese, per finire con l’essere influenzata anche dalle preparazioni tradizionali cinesi e giapponesi.