Cambogia: i templi di Angkor

Angkor Wat
I templi di Angkor, capitale dell’antico impero khmer della Cambogia, rappresentano la fusione perfetta tra ambizione creativa e devozione spirituale.

BayonGli antichi sovrani-divinità cambogiani si impegnarono l’uno dopo l’altro nel costruire templi che superassero quelli dei loro predecessori in dimensioni, scala e simmetria, e la loro opera produsse il più grande edifìcio sacro del mondo, l’Angkor Wat, e uno dei più singolari in assoluto, il Bayon.

Angkor WatLe centinaia di templi tuttora esistenti non sono che lo scheletro sacro del vasto centro politico, religioso e sociale di un impero che si estendeva dalla Birmania al Vietnam: una città che ai tempi del suo massimo splendore vantava una popolazione di un milione di abitanti quando Londra era un borgo di appena 50000 anime, e dove le case, gli edifici pubblici e i palazzi furono costruiti in legno -e ormai da tempo sono scomparsi- perché soltanto gli dei potevano risiedere in strutture di mattoni o di pietra.

Angkor WatI templi di Angkor sono il cuore e l’anima del Regno di Cambogia, fonte d’ispirazione e di orgoglio nazionale per tutti i khmer che lottano per rifarsi una vita dopo anni di terrore e sconvolgimenti. Oggi i templi sono un luogo di pellegrinaggio per tutti i cambogiani e nessun viaggiatore che visiti la regione si perderebbe mai la loro sorprendente bellezza.

Angkor WatAd Angkor si potrebbe trascorrere anche una settimana, visitando i templi con calma, ritornando più volte negli stessi luoghi per osservarli in diversi momenti del giorno, e spingendosi fino ai nuovi siti che vengono via via scoperti. Molti viaggiatori, però, ritengono che quattro o cinque giorni siano l’ideale per visitare Angkor senza perdersi nessuna delle principali attrattive. Ma anche con appena due giorni a disposizione riuscirete a vedere molte cose (purché iniziate presto al mattino). Un giorno solo ad Angkor? Sacrilegio! Non pensateci nemmeno.

L’hotel più freddo del Canada: l’Hôtel de Glace

Hôtel de GlaceIl primo ice hotel (albergo di ghiaccio) del Nord America è senza dubbio un modello di eccentrica “architettura moderna”, e ogni inverno la gente spende centinaia di dollari per dormire nelle sue gelide camere.

Costruito su modello degli alberghi di ghiaccio scandinavi e situato a circa mezz’ora di strada dal centro di Québec, l’albergo di ghiaccio ha aperto le sue porte nel 2001.

Hôtel de GlaceQui ogni cosa è fatta di ghiaccio: il banco della reception, la penna con la quale si firma il registro, il lavabo nella stanza e perfino il letto: chi ci ha dormito racconta che il letto non è poi così gelido come si potrebbe immaginare grazie ai caldi sacchi a pelo stesi sopra morbide pelli di cervo.

In realtà non è proprio tutto di ghiaccio. Per esempio, non ci sono vasche da bagno di ghiaccio o caminetti di ghiaccio.

Hôtel de GlaceA mettere piede nella hall si prova una curiosa sensazione: pare di essere oppressi dalle alte colonne di ghiaccio scolpito che sostengono il soffitto a cui è appeso un lampadario di cristallo, o dai lunghi corridoi scanditi da sculture, tavoli e sedie.

Hôtel de GlaceL’albergo si scioglie in primavera e deve essere ricostruito ogni inverno, un’opera che richiede cinque settimane, 12000 tonnellate di neve e 350 tonnellate di ghiaccio.

Una delle sue caratteristiche più sorprendenti è rappresentata dalle sue dimensioni: 3000 mq di zone comuni comprendenti sale per le esposizioni, un cinema, una cappella e l’Absolut Ice Bar.

Hôtel de GlaceL’albergo propone vari pacchetti per il soggiorno, ma si può anche semplicemente fare una visita guidata dell’hotel al costo di 17,50 dollari canadesi.

Cucina casereccia in Kenya

La cucina keniota non costituisce un’esperienza memorabile, ma perlomeno non si resta mai a bocca asciutta. In qualsiasi hoteli (ristorantino) si trova sempre una serie di piatti consueti che saziano a costi irrisori.

UgaliPatate, riso e soprattutto ugali (una sorta di densa polenta bianca) sono gli alimenti base nazionali, da consumare con pollo, capretto, manzo o stufati di verdure, vari tipi di spinaci, fagioli e talvolta pesce.

Le porzioni di solito sono gigantesche e le mezze porzioni (nusu) non sono da meno.

Anche nei piccoli centri abitati stanno comparendo numerosi caffè che servono soprattutto piatti fritti: uova, salsicce, patatine, pesce, pollo e hamburger.

Nyama ChomaLa classica abbuffata dei kenioti è costituita da una montagna di nyama choma (carne arrosto). Il nyama choma di solito si consuma in appositi locali, che servono anche birra, ugali e verdure e trasmettono musica (dal vivo o dal jukebox).

Nyama ChomaSi va in cucina e si ordina a peso (mezzo kg è più che sufficiente). La carne proviene direttamente dal macellaio o dal frigorifero. Si può scegliere tra capretto, manzo o agnello.

Dopo essere stata arrostita, la carne viene portata in tavola su un vassoio in legno e tagliata in bocconcini con un coltello affilato.

Sport estremi in Nuova Zelanda

Bungy JumpingIl bungee jumping divenne famoso grazie al neozelandese AJ. Hackett che, nel 1986, si tuffò dalla Tour Eiffel, prima di unirsi a Henry Van Asch, campione neozelandese di velocità sugli sci, per trasformare l’exploit in un’impresa commerciale sicura e vantaggiosa.

Il fatto che un esercizio palesemente folle e terrificante come il bungee jumping sia oggi una faccenda di ogni giorno in Nuova Zelanda la dice lunga sull’evoluzione del concetto di “sport estremo” in questo paese.

La verità è che i vecchi tempi di dure e, spesso, pericolose sperimentazioni fisiche hanno largamente ceduto il passo a più sicure variazioni su temi popolari ormai da lungo tempo messi alla prova sul campo.

Sky JumpUn’assai più spaventevole (ma non meno sicura) innovazione rispetto al bungee è lo Sky Jump di Auckland, una caduta libera di 16 secondi con l’ausilio di un cavo e dei “discensori a ventaglio”, usati dai cascatori del cinema, dalla torre per i salti più alta del mondo (192 m).

Shotover Canyon SwingUn’altra insolita attività aerea è lo Shotover Canyon Swing, una vertiginosa planata al traino di una corda lunga 109 m (a quanto pare, un altro record mondiale) concepita dai pazzi abitanti della vicina Queenstown.

Un’altra possibilità è il Fly By Wire, ovvero un breve volo ad alta velocità su un aeroplano legato con una fune: gli aspiranti piloti potranno fare la prova sempre a Queenstown.

ZorbingAll’estremo limite dell’eccentricità nello spettro dei nostri esercizi si pone lo zorbing, vale a dire una rotolante discesa per un pendio dentro una palla di plastica trasparente: se soffrite di mal di movimento, lasciate perdere, altrimenti, provatelo a Rotorua.

Un’altra alternativa terrestre è il quad biking, in cui potrete scorazzare per la campagna su biciclette a quattro ruote, beccandovi fango, dune di sabbia e guadi a volontà lungo il percorso. È un genere di attività squisitamente agreste, che potrete sperimentare in innumerevoli posti in tutto il paese.

La Nuova Zelanda, per altro, offre anche insoliti sport acquatici.

Cave RaftingIl cave rafting (detto “tumu tumu toobing” e “black-water rafting” a Waitomo, “rafting sotterraneo” a Westport e “viaggio nelle caverne” a Greymouth) non rientra tecnicamente nel rafting, dato che i suoi adepti galleggiano nei fiumi sotterranei con una muta, un casco con una lampada e una camera d’aria. È uno svago divertente, se non proprio affascinante, soprattutto quando incontrate qualche glow worm in una caverna altrimenti nera come la pece.

River SledgingPer ulteriori manovre acquatiche, procuratevi una tavoletta di polistirene o una boogie board modificata, un paio di pinne, una muta, un casco e datevi al river sledging (detto anche “surf da fiume” o “sledging su acque bianche”).  I fiumi dalle parti di Queenstown e Wanaka offrono questo brivido, al pari di Rotorua, dove il Kaituna River vanta una considerevole cascata.

A Hawera (Taranaki), il concetto è stato distorto fino a comprendere “il salto dalla diga”, in cui potrete balzare da una diga alta 7 m e procedere scivolando sul Waingongoro River.

BlokartingMa, naturalmente, questa non sarebbe la Nuova Zelanda, se non contasse una nuova infornata di sport estremi ogni anno. L’ultimo è il blokarting o biokart a vela, un windsurf sulla sabbia su go-kart creati, disegnati e prodotti nella Bay of Plenty. Potrete fare la prova ad Ahipara, al Mount Maunganui o nei Catlins (ed entrare nella classifica per la “sedia a sdraio più veloce del sud”).